Cosa succede nell’adolescenza?

È un momento turbolento, a tratti anche violento, che può essere segnato da passioni intense, crisi emotive, incomprensioni relazionali e allontanamenti.

Quante volte vi sarà capitato di dire Non ti riconosco più! oppure Cosa succede, non hai mai fatto così… In questo periodo si vive un senso di spaesamento: se il cambiamento avviene in maniera brusca e inaspettata ci si può sentire preoccupati, perché ci si domanda il motivo di tale cambiamento. Talvolta si ha l’impressione di avere di fronte una persona diversa da quella che si conosce.

Per certi versi è proprio così: l’adolescenza è quel periodo di transizione tra l’infanzia e l’età adulta in cui avvengono profonde riorganizzazioni nelle strutture biologiche, cognitive, affettive e sociali. Ciò significa che a questa età avvengono grandi sconvolgimenti nel corpo, nella mente e nei rapporti con gli altri.

Quando inizia l’adolescenza?

Da un punto di vista biologico, oggi si ritiene che inizi attorno agli 11 anni: l’adolescente si trova a fare i conti con un corpo in trasformazione: in modo inaspettato, avvengono delle modifiche nella fisionomia nelle funzioni dell’individuo. Il fisico subisce profonde variazioni: cambia il tono di voce, crescono peli, compaiono forme nuove e, non per ultimo, avviene lo sviluppo sessuale: nelle ragazze inizia il ciclo mestruale e, in entrambi i sessi, entrano in atto profondi sconvolgimenti ormonali, somatici e libidici. Il corpo acquisisce capacità generativa e accade che l’individuo possa sentirsi vittima di questa trasformazione, che non ha scelto in alcun modo.

Questi cambiamenti avvengono improvvisamente e vengono accolti dall’adolescente sia con curiosità che con spavento: la persona si trova così a plasmare il proprio corpo in maniera nuova, a farlo suo, curandolo, vestendolo e, talvolta, mettendolo alla prova con comportamenti a rischio

Cosa succede nell’adolescente?

Durante l’adolescenza si è profondamente impegnati ad affermare la propria individualità: la necessità di raggiungere una propria definizione è sentita come una questione vitale. La ricerca del limite – e il desiderio di superarlo – è una caratteristica tipica del comportamento dell’adolescente; a volte il tentativo di individuarsi porta alla messa in atto di condotte rischiose e spericolate, come l’abuso di alcol e droghe o l’andarsi a cacciare in situazioni di pericolo.

L’affermazione di sé passa anche attraverso un periodo di crisi nelle relazioni, specialmente all’interno del nucleo familiare, un periodo in cui agli occhi del genitore l’adolescente risulta problematico, ribelle e difficile da gestire. Infatti, anche se da fuori non traspare, l’adolescente vive al suo interno un forte tumulto emotivo: egli è continuamente alle prese con domande del tipo Chi sono io? A quale gruppo appartengo? Mi sento maschio o femmina? Chi mi piacerebbe diventare? Da chi sono attratto sessualmente? Queste domande, per nulla scontate, hanno a che fare con la fondamentale ricerca dell’identità, con il bisogno impellente di trovare il proprio posto in un mondo che, da un punto di vista interiore ed esteriore, sta subendo una vorticosa trasformazione.

I rapporti con gli altri

Durante l’adolescenza avviene una rinegoziazione dei ruoli tra genitori e figli; ciò significa che il rapporto tra i due, per come era stato impostato negli anni, viene stravolto: gli adolescenti mettono in discussione le distanze, rivendicano la propria autonomia ed esigono uno spazio privato per sé, uno spazio dal quale il genitore si sente inevitabilmente “tagliato fuori”. In questo momento è possibile avvertire una sensazione di lontananza e ci si può ritrovare a fare pensieri del tipo: Ultimamente si è rotto qualcosa tra noi, non ci intendiamo proprio più

Questa dinamica si inscrive in un più ampio movimento di costruzione dell’autonomia da parte dell’adolescente che, un po’ a tentoni, cerca di trovare il suo posto nel mondo dei “grandi”; Egli sente di non essere più un bambino, ma allo stesso tempo non riesce ancora a pensarsi come adulto. In questa fase così difficoltosa e delicata, il gruppo dei coetanei è uno strumento di transizione fondamentale per vivere un senso di appartenenza a qualcosa, una sorta di “regno di mezzo”, avvertito come proprio e ritagliato su misura. 

Dal punto di vista del genitore

In questa età, i ragazzi sono in costante oscillazione tra bisogni e desideri contrastanti: è un po’ come se volessero cose opposte nello stesso momento e allo stesso tempo. Se da un lato urlano “Lasciami stare!“, dall’altro questi adulti in erba hanno ancora bisogno del sostegno e della vicinanza dei genitori. Talvolta vogliono essere in grado di fare tutto da soli, a costo di sbagliare, rifiutando l’aiuto che viene offerto loro. In questo momento, insomma, l’adolescente avverte il bisogno di misurarsi con il mondo, di imparare a “fare da sé”. Per un genitore, questo atteggiamento può essere frustrante.

È naturale provare preoccupazione, sentire il bisogno premuroso di prendersi cura e di stare vicini ai propri figli. Questa vicinanza, tuttavia, può essere avvertita dall’adolescente come intrusiva, vissuta con un senso di soffocamento, come uno “stare troppo addosso”. E allora, qual è una buona misura, quale la distanza ottimale? Da genitori, si è pronti ad offrire aiuto ai propri figli, a prescindere dal fatto che questi lo richiedano, mostrandosi presenti e disponibili. È importante cercare di non risultare invadenti, per quanto possibile.

L’adolescenza è anche l’epoca in cui nascono le prime responsabilità: il genitore ha la possibilità di accompagnare i figli nel farsi carico di queste responsabilità, stando loro vicino e aiutandoli, parlando e facendo le cose insieme, senza mai sostituirsi a loro. In questo modo è possibile offrire un modello di affiancamento non intrusivo, in grado di legittimare l’adolescente nel vivere delle esperienze che, per quanto difficoltose possano sembrare, saranno fondamentali per lo sviluppo del senso di Sé dell’individuo adulto.  

Quando termina l’adolescenza?

L’adolescenza volge al termine quando la persona impara a fare delle scelte per sé, quando non avverte più la necessità impellente di ricercare il limite attraverso il rischio, quando acquisisce un’identità abbastanza definita, quando, più in generale, trova “se stessa”.

Questo è un periodo di grandi cambiamenti, che può essere vissuto con fatica, tanto dai figli quanto dai genitori. In questa fase di vita è naturale provare un senso di insicurezza, confusione e smarrimento, così come sperimentare sentimenti di rabbia e impotenza. Nei momenti di difficoltà può essere utile rivolgersi ad un professionista della relazione che, con delicatezza, accompagni adulti e “adulti in erba” nella comprensione delle dinamiche emotive che riguardano se stessi e il rapporto tra sè e gli altri. 

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